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Uscire dal ricatto emotivo

# SETTIMANA 14

RICONOSCERE E SPEZZARE LA MANIPOLAZIONE EMOTIVA

 Tutti parlano di narcisismo e di manipolazione emotiva, solo pochi però hanno cercato di spiegare come si origina e si alimenta una comunicazione manipolatoria, andando oltre la semplice dicotomia buoni vs cattivi. Premesso questo, quali sono gli elementi comunicativi da individuare per riconoscere un ricatto emotivo e come fare per uscirne?

Il ricatto emotivo

Si definisce ricatto emotivo una situazione nella quale una persona utilizza, più o meno consciamente, una comunicazione volta ad ottenere una determinata ricompensa dall’altro in cambio del proprio “amore”

Questa subdola dinamica relazionale è evidente in persone con spiccati tratti narcisistici e può manifestarsi in varie tipologie di rapporto: tra genitore e figlio, come nel caso del genitore che vede nel figlio un’estensione narcisistica di sé e non un individuo dotato di una volontà propria; tra fidanzati/coniugi, come nel caso del partner che utilizza l’altro come uno strumento di gratificazione egoica nel veder crescere la dipendenza affettiva nei suoi confronti. E in tanti altri contesti…

La trappola del "doppio legame"

Indipendentemente dal tipo di rapporto instaurato, il perno intorno a cui ruota ogni comunicazione manipolatoria è sempre lo stesso: il paradosso. Una persona ti comunica  un messaggio a livello verbale (nel contenuto di ciò che dice) mentre attraverso il canale paraverbale/non verbale (nel modo in cui lo esprime) ti veicola un messaggio di significato diametralmente opposto

Per descrivere i risvolti patologici della comunicazione paradossale Gregory Bateson ha coniato un termine, quello di “double bind” o doppio legame. Di seguito due esempi di doppio legame osservabili nella vita quotidiana. Nel primo caso, vi è un genitore che concede al figlio di fare qualcosa, ma lo fa sospirando per poi distaccarsi scocciato in seguito alla messa in atto di tale comportamento; nel secondo caso, invece, vi è una persona che esorta il partner a confrontarsi con lui/lei per poi rispondere a ogni suo tentativo d’espressione col silenzio o con comportamenti distaccati. 

In entrambi questi casi l’obiettivo della comunicazione è giungere a “vietare qualcosa senza vietarlo“, impedendo l’altro di agire secondo la sua volontà e dandogli al contempo l’illusione di avere un’alternativa. In altre parole, un messaggio implicito che recita: “Puoi farlo, io non ti limito… ma se lo fai, ti punirò togliendoti il mio amore“. 

La Pillola Espressa

Ecco uno strumento concreto che puoi utilizzare sin da subito

Se ti riconosci come vittima di un ricatto emotivo sappi che puoi cambiare la situazione, indipendentemente dal ruolo che ricopri all’interno della relazione. Due sono le cose da fare per cominciare a indebolire un doppio legame: evita di mostrare eccessivi sbalzi di umore ed evita di modificare i tuoi comportamenti come risposta ai messaggi paradossali inviati dall’altro. 

Se riuscirai a non mostrarti scalfito non rinforzerai ulteriormente il comportamento dell’altro e, di conseguenza, disincentiverai il ripetersi di questa modalità comunicativa patologica. Ovviamente non basta una singola volta per spezzare una comunicazione patologica: è quindi fondamentale mantenere questa strategia per un periodo di tempo sufficiente a far sì che il tuo “carnefice” inizi a desistere. 

Occorre precisare però che questa strategia ha un limite piuttosto importante: ci sono infatti persone che sono talmente resistenti al cambiamento da rendere inefficace anche la strategia più efficace. In questo caso, la terapia può essere utile a elaborare il dolore causato dalla persona in questione per renderlo maggiormente tollerabile, o in alternativa, trovare la forza per uscire dalla trappola da lui/lei imposta.  

Un’ultima precisazione: chi manipola non è quasi mai una persona deliberatamente “cattiva”, intenzionata ad agire per tornaconto personale, bensì un individuo convinto di agire per il benessere dell’altro. Questa non dev’essere però una giustificazione poiché, volente o nolente, il danno arrecato alla persona “amata” non sarà di certo più lieve. Ma del resto si sa, come disse Luis Sepùlveda: “E’ con le migliori intenzioni che si causano i danni peggiori.”

 

La frase “magica” della settimana

“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.” – Zygmunt Bauman

Una lettura per approfondire

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Federico Pesciatini

Federico Pesciatini

Psicoterapeuta ad approccio strategico dell'equipe di Psicologo Espresso.

Articolo revisionato dal dott. Federico Cuculachi – Fondatore di Psicologo Espresso

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