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Non piangere sul latte versato!

# SETTIMANA 15

COME GESTIRE IL SENSO DI COLPA IN MODO FUNZIONALE

“È inutile piangere sul latte versato!” recita un noto proverbio. Eppure, sappiamo bene che la buona volontà non basta a reprimere le emozioni e tanto meno a liberarsi dal senso di colpa. Ma se il rimorso ti attanaglia, cosa puoi fare CONCRETAMENTE per provare a rimediare al tuo errore?

Il senso di colpa è una forma di egoismo

Questo stato emotivo ha infatti una latente componente egoistica che si attiene alla seguente logica: se riconosco la gravità di ciò che ho fatto e mi dolgo, potrò preservare un’immagine di me sufficientemente buona, nonostante la mia azione nociva, e quindi starò meglio. In quest’ottica, esso funge quindi da meccanismo di difesa per proteggere se stessi e la propria autostima. 

Parafrasando Giorgio Nardone, il senso di colpa si può definire come l’ultimo e disperato tentativo di preservare un barlume di innocenza in una coscienza logorata dalla colpevolezza. 

Gli effetti collaterali

Se da un lato il senso di colpa è quindi un tentativo di “salvare la faccia”, dall’altro può generare delle dinamiche che possono perfino peggiorare la situazione agli occhi della persona offesa. Questi comportamenti includono: 

1. Comportarsi da vittima: il senso di colpa può portare a un’inversione di ruoli dove chi ha commesso l’errore cerca di suscitare compassione attraverso manifestazioni di disperazione, quasi cercando di vestire i panni della vittima anziché dell’aggressore. 2. Scusarsi in modo compulsivo e implorare perdono: Questo tipo di scuse e richieste di perdono trasmettono il bisogno di espiare la propria colpa più per sé stessi che per il benessere dell’altro. 3. Crogiolarsi nel senso di colpa: Rimanere immersi nel rimorso può trasmettere un messaggio difensivo verso se stessi, quasi a giustificare il proprio comportamento dicendo: “ti avrò anche fatto male, ma se provo senso di colpa per il danno che ti ho arrecato non sono così cattivo”.

Questi comportamenti sono estremamente disfunzionali perché mettono in evidenza agli occhi della persona ferita la natura “egoistica” del nostro stato emotivo. In breve, l’altro percepisce che sei principalmente interessato a lenire la tua coscienza piuttosto che alleviare il suo dolore, peggiorando la situazione e causando un irrigidimento nei tuoi confronti. Ma come si fa quindi a chiedere perdono, senza cadere in questa trappola?

La Pillola Espressa

Ecco uno strumento concreto che puoi utilizzare sin da subito

Partendo dal presupposto che se la volontà dell’altro è di non perdonarti, niente potrai fare per ribaltare la situazione: è bene ribadire che le indicazioni riportate di seguito non sono un assioma, bensì uno spiraglio là dove ci sia ancora una porta aperta. 

Se vuoi provare ad ottenere il perdono della persona che hai ferito, innanzitutto dovresti evitare di commettere gli errori presentati nel paragrafo precedente. Accetta la reazione della persona, qualsiasi essa sia, senza tentare di manipolarla esagerando le tue emozioni. Mostra sincerità nel tuo rimorso senza drammatizzare eccessivamente ed evita di ripetere le scuse in modo ossessivo. Sarebbe controproducente se tu ti scusassi cento volte: sarà sufficiente farlo una sola volta, in modo sentito, senza darti alibi ma al contempo senza implorare. Non esplicitare continuamente quanto tu sia dispiaciuto poiché sarebbe visto come un tentativo di minimizzare il dolo delle tue azioni. 

Insomma, accetta le tue responsabilità di aver commesso un errore (ricorda, sei un essere umano!) e lascia spazio e tempo all’altro per “sbollire” e decidere a freddo se accettare le tue scuse. L’obiettivo è dimostrare attraverso le tue azioni e non solo le tue parole che rispettare la sua sofferenza è più importante del bisogno di lenire il tuo senso di colpa. 

La frase “magica” della settimana

“Il senso di colpa è l’ultima forma di innocenza che ci rimane.” – Giorgio Nardone

Una lettura per approfondire

Paola Di Blasio e Roberta Vitali esplorano le origini e le manifestazioni di questo stato emotivo, indicandone una gestione più funzionale sia in contesti ordinari di vita quotidiana che in situazioni di maggior rilevanza clinica. Scoprilo qui

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Federico Pesciatini

Psicoterapeuta ad approccio strategico dell'equipe di Psicologo Espresso.

Articolo revisionato dal dott. Federico Cuculachi – Fondatore di Psicologo Espresso

Scrivi nei commenti le tue riflessioni!

3 Comments

  1. L’articolo è stato davvero interessante. Ho una domanda: cambia qualcosa quando il senso di colpa che si prova è verso se stessi oppure si tratta dello stesso meccanismo?

    • Buon pomeriggio Oleg, grazie per la domanda interessante. Gli effetti collaterali a cui fare attenzione sono i medesimi, così come gli strumenti utilizzabili a nostro favore. Del resto, anche noi stessi siamo persone e qualsiasi messaggio veicolato al di fuori “rimbomba” prima di tutto dentro di noi.

  2. Questo articolo porta a riflettere,
    In questo caso il senso di colpa può vedere inteso come una forma di manipolazione nei confronti della persona ferita?


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